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Un film di Robert Luketic, con Jim Sturgess, Kate Bosworth, Laurence Fishburne, Kevin Spacey, Aaron Yoo, Liza Lapira, Jacob Pitts, Josh Gad.

Ben Campbell (Jim Sturgess) è un brillante studente del Mit e abile matematico. Gli occorrono 300.000 dollari per entrare alla facoltà di medicina del college, così, oltre allo studio e agli amici, si dedica ad un lavoro part-time in un negozio di abiti eleganti. Un pomeriggio, mentre da solo studia nella biblioteca della scuola, viene chiamato da un coetaneo ad aggregarsi a un “gruppo di studio” in un’aula dell’istituto. Con qualche sospetto acconsente. Giunto nell’aula trova qualche viso conosciuto come la bella Jill Taylor (Kate Bosworth), la ragazza più bella della scuola, e soprattutto il professor Micky Rosa (Kevin Spacey). Conoscendo le abilità matematiche di Ben, il suo insegnante gli propone di entrare nel gruppo dei giocatori di Blackjack, con il solo scopo di fare soldi nei casinò di Las Vegas. Ben è confuso e chiede spiegazioni non capendo per quale motivo stessero facendo a lui una simile proposta e perché andare a Las Vegas rischiando di perdere soldi e tempo, senza ottenere nessun risultato. Così gli viene spiegato che il gruppo coeso è l’unico modo per vincere sempre e lui, con la sua mente brillante, sarebbe stato un grande componente, forse il migliore. La tattica è semplice. Il gruppo si divide in contatori e giocatori. I contatori siedono ai tavoli da gioco e scommettono piccole somme di denaro iniziando a contare le carte che escono, mentre gli altri, tra cui Ben, attendono il loro segnale per andare ai tavoli. Una volta raggiunti i compari, attraverso un loro linguaggio personale, si comunicano il numero di carte uscito. Un esempio, contatore: <<Che fastidioso questo ANELLO>>, il termine ANELLO secondo il loro linguaggio corrisponde al numero 17; così il giocatore, calcolando le carte che devono ancora uscire a partire dal numero 17, vince raggiungendo il numero 21 (obbiettivo del Blackjack) senza sforare e ottenendo grandi somme di denaro. Ben, qualche giorno dopo la proposta di aggregarsi al gruppo, accetta. Il suo obbiettivo è quello di raggiungere i 300.000 dollari, utili per l’iscrizione a medicina, e poi mollare l’attività. Tutto sembra semplice e chiaro, ma non è così. L’illegalità del loro metodo e l’esigenza di vincere sempre più denaro li porteranno a scontri all’interno del gruppo e a sorti inaspettate…

Diciamo che, visti trailer e locandina, questo film mi ispirava molta fiducia. Parte bene e l’incipit è interessante, i personaggi non se la cavano poi malaccio e tutto sembra filare a meraviglia. Dopo la prima mezzora, però, ancora nulla. Il film non parte e non partirà proprio per nessuna ragione. Gli eventi si susseguono senza toccare minimamente il pubblico, il film è privo suspence e sono assenti colpi di scena degni di nota. Triste ma vero, mi ha deluso molto.

jikk

Finale alternativo - I am Legend

Che il finale di “I am Legend” (qui bloggato) sia stata una delusione così grande da averci convinti a dare un voto complessivo molto basso al film, credo sia un dato di fatto. Proprio per questo nei “contenuti speciali” del DVD da poco uscito è stato inserito un secondo finale, scartato dal regista per far spazio a quello che tutti conosciamo. In fin dei conti deludono entrambi, a voi il giudizio. :D

Fatemi sapere cosa ne pensate, dopo averlo guardato qui. :)

jikk

Juno

Juno *****

Un film di Jason Reitman, con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Baterman, Olivia Thiriby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons.

Vincitore del premio oscar per la miglior sceneggiatura originale firmata Diablo Cody.

“ Bisognerebbe innamorarsi prima di riprodursi ” , questa è la frase che Juno pronuncia alla fine del film, ed è una frase stupenda. E ’ il frutto di un ’ esperienza durata nove mesi che ha provato sulla sua pelle, un ’ esperienza precoce per una sedicenne del XXI secolo. A causa di un rapporto non protetto con il suo fidanzatino, Juno (Ellen Page) resta incinta. Trova il coraggio e lo confessa ai suoi genitori, tranquillizzandoli anche, da ragazza sveglia come è lei, di aver già trovato una coppia alla quale affidare il nascituro al termine della gravidanza. La matrigna (Allison Janney), sempre molto comprensiva, le ricorda l’alternativa dell’aborto, ma Juno con grande coraggio si rifiuta, ritenendo il suo bambino troppo importante per essere strappato alla vita. La scena più significativa del film vede Juno in coda in una clinica che attende il raschiamento del feto. I sensi di colpa ad un tratto la fanno tornare sui suoi passi e sentendo puzza di anticamera del dentista si alza dalla sedia e corre via, pensando al suo pesciolino che alla quinta settimana di gravidanza ha già le unghie. Un gesto molto nobile che la vedrà scegliere la strada migliore ma anche quella più difficile. Cercherà su una rivista specializzata una coppia in cerca di un bambino da adottare, la osserverà, la ispezionerà e la conoscerà in ogni suo particolare. Farà amicizia con il padre adottivo del suo futuro bimbo (Jason Baterman) e con la madre (Jennifer Garner), così tanto presa dall’idea di avere quel figlio mai nato dal suo corpo da appoggiare la testa al pancione di Juno per sentire i calci e i gridolini del bambino in risposta ai rumori esterni. Queste scene sono dedicate a coloro che pongono l’ inizio della vita al momento del parto. E’ provato che il bambino nella pancia della madre emetta suoni, pianga, scalci, abbia il singhiozzo, rida ecc, basta chiedere a chi ha passato nove mesi con il dono più bello che la vita possa farci dentro di sé, proprio come Juno. Il suo fidanzatino (Michael Cera) però non fa tanto una bella figura lavandosene un po’ le mani. Lui è ingenuo e immaturo rispetto a Juno, anche se suo coetaneo. Non vuole che si sappia in giro che è il padre del bambino e prende le distanze fino a quando la ragazza non decide di dare il pesciolino in affidamento dopo la nascita. Noi maschi siamo dei mascalzoni, capaci solo di fuggire da situazioni complesse come questa e di scaricare ogni responsabilità sulla compagna, scordando, ahimè, che un figlio lo si concepisce in coppia. La donna, abbandonata spesso e volentieri dall’ uomo e priva di aiuti finanziari e affettivi dagli appositi centri, decide soventemente per il raschiamento del feto. Non bisogna stupirsi quindi quando si sente dire che l ’ aborto sia fondamentalmente maschio. Siamo noi i primi a spingere verso questa semplice ma ingiusta soluzione la nostra compagna incinta. E’ proprio vero che la donna diventa madre quando concepisce il bimbo, mentre purtroppo il maschio si sente davvero padre solo al momento del parto.

Detto ciò non trovo giusto fare politica contro l’aborto in un blog dedicato al cinema, così mi limito solamente ad ammirare il personaggio di Juno di cui mi sono innamorato, il suo coraggio e il suo amore per la vita. Il film non avrà un finale così scontato come starete pensando ora, ma è tutto da scoprire. Farà sorridere, piangere, emozionare e soprattutto ragionare e pensare molto. Insomma, è da gustare dall’inizio ai titoli di coda.

Vincitore alla Festa del cinema a Roma, candidato a quattro premi Oscar e premiato con una statuetta per la miglior sceneggiatura, firmata dall’esordiente Diablo Cody, “ JUNO ” è un film che ha avuto un grandissimo successo in tutto il mondo (è il film indipendente di maggior successo della storia, con oltre 200 milioni di dollari di incasso mondiale) e, leggendo qua e là i voti della critica, sono certo che nei prossimi giorni verrà molto apprezzato anche il Italia.

We Own the Night - I padroni della notte

We Own the Night - I padroni della notte *****

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Un film di James Gray con Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Eva Mendes e Robert Duvall

Un film che mi aveva inspirato grandi aspettative…e che invece mi ha un po’ deluso :-( vediamo perché: la trama è banale, okay, me lo aspettavo: due fratelli, figli di un grande poliziotto, uno che ha intrapreso la strada del padre (Joe), mentre l’altro (Bobby) più immaturo gestisce un nightclub ed è fidanzato con una portoricana (Amada) interpretata niente popò di meno che da Eva Mendes; infatti la scena hot iniziale è molto piccante (per i più maliziosi: la Mendes lascia addirittura intravedere un capezzolo) e la prima mezz’ora in generale mi è sembrata la parte più riuscita del film. Dopo che Joe subisce un attentato, però, il film cambia radicalmente registro: innanzitutto Bobby cambia completamente carattere (il che sarebbe anche plausibile se non avvenisse nel giro di mezzo secondo!) e poi l’intero film prende una brutta piega, i ritmi diventano lenti (inseguimento escluso), le battute prevedibili e regna una tristezza da tragedia, finendo per assomigliare a Cassandra’s dream e Onora il padre e la madre.

Insomma se come me vi aspettavate un film tamarro, rimarrete delusi. Non che abbia qualcosa contro i film drammatici, però visto che quelli con due fratelli come protagonisti ultimamente vanno di moda, secondo me la scelta di un genere meno impegnato come quello dell’azione sarebbe stata una carta vincente. Anche perché, come ho già detto, mi sembra che la prima mezz’ora regga molto bene. Peccato.

  

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Onora il padre e la madre

Onora il padre e la madre *****

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di Sindney Lumet, con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Aleksa Palladino, Michael Shannon, Amy Ryan, Sarah Livingston, Rosemary Harris.


Andy (Philip Hoffman) e Hank (Ethan Hawke) sono due fratelli che per motivi differenti si trovano ad avere un enorme bisogno di denaro. Il primo è uno dei soci di un grande studio associato e passa la sua giornata tra l’ufficio, il letto in compagnia della moglie (Marisa Tomei), spesso e volentieri con sedere e seno al vento, e la casa di un ricco asiatico a farsi siringhe di eroina a caro prezzo. Hawke invece è impiegato nello studio del fratello, è divorziato e, non avendo un soldo, non po’ pagare neppure gli alimenti all’ex moglie. Due persone completamente diverse collegate tra loro dal legame famigliare, dal bisogno di denaro e dalla bella Marisa Tomei che, pur essendo la moglie di Andy, non si fa problemi a fare visita al più giovane Hank ogni giovedì.

Un giorno i due decidono di fare un colpo ad una gioielleria per potersi arricchire. La gioielleria non è scelta a caso, è quella dei loro genitori (Albert Finney e Amy Ryan). Il piano è semplice: Hank sarebbe entrato incappucciato, con una pistola giocattolo in mano e avrebbe rubato in pochi minuti tutti i gioielli. I genitori, assicurati, non avrebbero perso nemmeno un quattrino e i due fratelli si sarebbero divisi il ricavato. Ma qualcosa non andrà nel verso giusto e da quel giorno la loro vita non sarà più la stessa…


Un film drammatico molto interessante. Anticipazioni e flashback ci mostrano i fatti prima e dopo la rapina, la presenza di effetti sonori solo nei frangenti di suspence rende il tutto più emozionante e coinvolgente. Magistrale è l’interpretazione del fratello maggiore Andy da parte di Philip Seymour Hoffman, già candidato all’oscar come Miglior Attore non protagonista per il film “La guerra di Charlie Wilson” (film recensito in questo blog, ndr). Buona recitazione anche da parte di Albert Finney, lucido ed elegante come sempre nonostante l’anzianità.

Questo film ricorda vagamente il recente “Cassandra’s dream” di Woody Allen, con l’enorme differenza che la coppia fraterna McGregor-Farell non resse la scena nemmeno dieci minuti a causa della mancanza di una figura forte, qui impersonata da Hoffman.

 

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No Country for Old Men - Non è un paese per vecchi

No Country for Old Men *****

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Italianizzato in «Non è un paese per vecchi», No country for old men è un film diretto dai fratelli Coen, tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy. Agli Oscar ha sbancato: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura non originale (in quanto tratto da un libro) e miglior attore non protagonista (Javier Bardem). Voglio sbilanciarmi sin da subito: i premi sono meritati, l’unico su cui non posso pronunciarmi è quello della sceneggiatura, non avendo letto il libro. Ma veniamo alla trama ;-)

Llewelyn Moss (Josh Brolin) è il protagonista della prima parte del film. Nella scena iniziale è a caccia quando per caso finisce sulla scena di uno scambio di droga andato male: l’unico sopravvissuto è un messicano ferito su un pick-up che gli chiede dell’acqua. Poco più avanti trova una valigetta piena di soldi che decide di portare a casa, senza dire nulla alla fidanzata Carla Jean (Kelly Macdonald). La notte, preso dai sensi di colpa, decide di tornare sul luogo dello scambio per portare l’acqua al ferito, ma lo trova ammazzato; subito dopo si trova con una banda di criminali alle calcagna che cerca di farlo fuori. Per fortuna riesce a scappare e una volta tornato a casa, consiglia a Carla Jean di andare a stare per un po’ dalla madre ad Odessa, intanto lui parte per una fuga impossibile, inseguito dai messicani e da un killer psicopatico, Anton Chigurh (Javier Bardem), che decide il destino delle sue vittime giocando a testa o croce con le monetine.

Nella seconda parte si scopre che in realtà il vero protagonista del film è un personaggio rimasto un po’ in disparte, Ed Tom Bell (Tommy Lee Jones), che ha osservato la storia di Moss dal suo posto di sceriffo prossimo alla pensione. Probabilmente una storia come quella di Moss avrebbe fatto scalpore in passato, ma non ai giorni nostri, nei quali rimane una scena di ordinaria follia, che passa e va senza lasciare traccia. Quando Ed Tom si trova a discutere con un suo collega sui tempi moderni, pronuncia una frase, nella sua semplicità, molto significativa: «Penso che quando non si dice più «grazie» e «per favore» la fine è vicina».

Un film da vedere e rivedere, anche perché la comprensione non è proprio immediata. Ho avuto la fortuna di vederlo sia in inglese che in italiano e devo dire che il doppiaggio mi è sembrato ben riuscito :-) l’unico personaggio a cui non è stata resa giustizia, secondo me, è Carson Wells (Woody Harrelson), un’altra figura che all’inizio sembra avere un ruolo decisivo, ma che poi viene subito “eliminata” in tutti i sensi dal killer: nella versione originale l’attore, pur comparendo in poche scene, risulta molto espressivo, mentre nella versione italiana è più “freddo”. Ho apprezzato molto anche la fotografia (belli gli scenari del deserto) e le scelte di colori/costumi/scenografia in generale. Memorabili le scene di dialogo (humor nero) tra il killer e le sue vittime, quando lui lancia la monetina e dice loro di scegliere (in inglese “Call it”). Un premio come attore non protagonista veramente meritato, secondo me. E in inglese la voce è ancora più terrificante. Per concludere vi lascio con una citazione da uno di questi dialoghi:

  • Anton Chigurh: Scegli. Testa o croce?
    Carla Jean: Ma lo capisci che non è la moneta a decidere? Che sei tu a decidere?
    Anton Chigurh: Io e la moneta siamo arrivati allo stesso punto.

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RENDITION – Detenzione Illegale

RENDITION – Detenzione Illegale *****

 

 

LOCANDINA RENDITION

 

 

un film di Gavin Hood, con Reese Witherspoon, Jake Gyllenhaal, Meryl Streep, Alan Arkin, Peter Sarsgaard, Omar Metwally, Yigal Naor.


Debutto Hollywoodiano per il regista sudafricano Gavin Hood, già vincitore l’anno scorso del premio Oscar per il miglior film straniero con Tsotsi.

Dopo il famoso 11 settembre di sette anni fa, le leggi e i controlli per contrastare sospetti terroristi sono molto severi, tanto da dare vita ad una sorta di anarchia nel mondo dei servizi segreti. Il film presenta una sconosciuta consuetudine degli USA, adottata nei confronti dei cittadini sospettati di terrorismo. Ne è un esempio Anwar El Ibraimi (Omar Metwally), ingegnere chimico egiziano residente con la sua famiglia negli Stati Uniti ma spesso in viaggio per lavoro, che un giorno viene rapito all’insaputa della moglie (Reese Witherspoon) dalla polizia americana con l’accusa di aver aiutato frange del fondamentalismo radicale. L’uomo viene poi portato in un paese islamico e sottoposto ad interrogatori e torture disumane per farlo confessare. Costretto ad assistere a questo macabro spettacolo è Douglas Freeman (Jake Gyllenhaal), agente della CIA addetto al reperimento delle informazioni durante gli interrogatori. Un’elegantissima e sempre spumeggiante Meryl Streep coordina l’operazione dei servizi segreti, mentre la signora Ibraimi (Witherspoon) da casa contatta una vecchia conoscenza (Peter Sarsgaard), molto vicina alle alte cariche dello stato, che la aiuterà a rintracciare il marito.

Mentre negli USA la ricerca dell’uomo scomparso continua tra i suoi familiari, in Islam vengono fatte vedere scuole di apprendimento per “Il bravo terrorista”. I giovani nazionalisti vengono istruiti su come costruire esplosivi e farsi saltare in aria in nome di Allah. Attentati terroristici e intrighi politici provano a rendere più appetitoso il tutto.

Il primo esperimento hollywoodiano di Gavin Hood è positivo, anche se indubbiamente non è un capolavoro da Oscar. L’argomento trattato è interessante, buona scelta del cast, senza dubbio stellare, e discrete sceneggiature.

 

 

 

RENDITION

There will be blood - Il Petroliere

There Will Be Blood - Il Petroliere *****

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Un film diretto da Paul Thomas Anderson, tratto dal romanzo Oil! di Upton Sinclair

Attori principali: Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Dillon Freasier

Ecco un signor film, che ha fruttato a Daniel Day-Lewis il premio Oscar come attore protagonista. Nella scena iniziale, datata 1898, possiamo vederlo nei panni di Daniel Plainview, un cercatore d’oro. Nel 1902 si occupa già di piccoli pozzi petroliferi: il film ci mostra la scena di un incidente ad un pozzo in cui perde la vita il padre di un bambino molto piccolo, che Daniel decide di adottare. Pochi anni dopo è diventato un importante cercatore, e gira il paese insieme al figlioletto H.W. A sconvolgere la sua vita arriva un giovane, Paul Sunday (Paul Dano), il quale gli rivela in cambio di 500 $ che nel terreno vicino alla sua fattoria è presente del petrolio. Daniel si mette in marcia con suo figlio H.W. per verificare l’autenticità dell’informazione: una volta giunto sul posto deve constatare che in effetti la zona trasuda di oro nero, così decide di comprare il terreno e progetta di costruire una tubazione per trasportare il petrolio fino al mare. Poco dopo l’inaugurazione del pozzo, avviene un incidente in cui H.W. perde l’udito; Daniel decide di mandarlo in un istituto. Intanto continuano le divergenze col fratello gemello di Paul, ovvero Eli Sunday (sempre interpretato da Paul Dano!) al quale Daniel aveva promesso dei soldi per la sua chiesa: il giovane, infatti, si considerava un guaritore e aveva fondato “la chiesa della terza rivelazione”. Per finire l’opera di tubazione, Daniel è costretto a convertirsi: durante la cerimonia Eli gli fa ammettere pubblicamente di aver abbandonato suo figlio. Questa scaramuccia gli verrà fatta pagare con gli interessi alla fine del film. E non dico altro :) .

In definitiva, There will be blood si presenta come un capolavoro, a partire dalla fotografia e dai costumi, per finire con la recitazione, magistrale: ben venga quindi l’oscar a Day-Lewis. Ho apprezzato molto anche Paul Dano, molto credibile nei suoi sermoni. L’unica cosa che non mi ha convinto del tutto è la colonna sonora, curata da Jonny Greenwood dei Radiohead.

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SWEENEY TODD: il Diabolico Barbiere di Fleet Street

SWEENEY TODD: il Diabolico Barbiere di Fleet Street *****

 

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Vincitore di un premio oscar per la Migliore Scenografia: Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.

Un film di Tim Burton.

Con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall e Anthony Stewart Head.


Benjamin Barkler (Johnny Depp) era un ottimo marito, padre affettuoso, e abile barbiere. Accusato e arrestato ingiustamente dal giudice Turpin (Alan Rickman), Benjamin viene deportato molto lontano da una Londra settecentesca. Parecchi anni dopo, mutato il suo nome in Sweeney Todd, ritornerà in patria trasportato da un giovane marinaio per avere la sua vendetta su chi lo aveva incastrato. Presto verrà al corrente del fatto che sua moglie, stuprata dal giudice, ha deciso di mettere fine alla sua vita suicidandosi e che sua figlia, quasi ventenne oramai, è stata adottata dal magistrato e cresciuta come sua figlia. Dopo aver ripreso possesso della sua vecchia bottega in Fleet Street e affilati i rasoi, inizierà la sua vendetta facendo scorrere il sangue delle sue vittime.

Tim Burton riadatta la storia letteraria del famigerato Sweeney Todd, barbiere-killer londinese, in una sorta di musical, come solo lui sa fare. Tetro e gotico Johnny Depp da esempio delle sue doti uniche che fin dai tempi di “Edward mani di forbice” lo contraddistinguono, tanto che dopo 15 minuti è già da candidare all’oscar, strappatogli poi dal protagonista de “Il Petroliere” Daniel Day-Lewis. Infine Ferretti, insieme alla consorte Lo Schiavo, pennella in studio una Londra buia e grottesca, proprio come piace al buon vecchio Burton, tanto da vincere l’oscar per la migliore sceneggiatura. Quattro statuette luccicano sopra il caminetto della coppia italiana, già vincitori in coppia nel 2005 per il film “The Aviator”, un altro capolavoro, questa volta firmato Martin Scorsese.

Una nota di merito, oltre all’illustre Depp, va anche al resto del cast di “Sweeney Todd”, Helena Bonham Carter e Alan Rickman davanti a tutti.

 

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Charlie Wilson’s war

 

Charlie Wilson’s war *****

 

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Un film diretto da Mike Nichols tratto dal celebre romanzo “Charlie Wilson’s war” di George Crile.

 

Con: Tom Hanks, Philip Seymour Hoffman, Julia Roberts, Amy Adams, Ned Beatty, Om Puri.

Il vero racconto di una delle più importanti operazioni segrete della storia ad opera del deputato texano Charlie Wilson (Tom Hanks). Dotato di una mente furba, grandi capacità dialettiche e di un forte sentimento patriottico, Wilson, riuscì attraverso un’improbabile alleanza tra il Mossad israeliano, l’Egitto e il Pakistan a fornire, a spese degli Stati Uniti cannoni e lancia missili all’Afghanistan, sotto attacco da parte dei russi durante gli anni ’80. Appoggiato dalla ultramilionaria Joanne Herring (Julia Roberts), anticomunista e amante di Wilson, e dal rozzo ma ingegnoso agente dell’FBI Gust Arrakotos (Philip Seymour Hoffman), ripagò con la stessa moneta i russi, colpevoli di aver aiutato finanziariamente i Vietcong durante la guerra del Vietnam, facendo trionfare gli afgani e costringendo i soldati marxisti a firmare la Pace di Ginevra, il 14 aprile 1988.

Mike Nichols, affiancato dall’esperto scenografo Aaron Sorkin, pone un’immagine patriottica e trionfatrice degli USA, a differenza del collega Robert Redford, che con il recente “Leoni per Agnelli”, ha dato un ritratto negativo della sua nazione, impegnata nella “catastrofica” guerra in Afghanistan e Iraq. Entrambi, però, sembrano essere d’accordo sull’ignoranza e sull’inefficienza delle istituzioni (CIA e Congresso), colpevoli di portare avanti progetti sconclusionati, non considerando quelli aventi maggiore importanza per il bene comune. Di queste dichiarazioni ne è testimonianza una delle scena conclusive del film: Wilson, discutendo con il Congresso sulla tanto voluta sconfitta russa, richiede una minima somma di denaro rispetto a quella spesa nel finanziare gli armamenti afghani, per far costruire una scuola a Bagdad indirizzando allo studio i bambini usciti da una violenta guerra. Senza mezzi termini il Congresso si rifiuta categoricamente, non mostrando alcun interesse per le persone più bisognose.

Nel complesso il film mi è piaciuto. L’ho trovato interessante e molto attinente alla realtà storica grazie all’inserimento di videoregistrazioni sulla guerra russo- afgana, crude ma efficaci.

 

Charlie Wilson Locandina

 

jikk